Il coraggio di scegliere.

E il coraggio di scegliere la solitudine. La solitudine intesa come il proprio spazio personale, il proprio nido sicuro, privo di giudizio. Il mio spazio non è mai stato privo di giudizio. L’ho farcito di anni ed anni di esperienze negative, rimuginate fino a diventare indistinguibili. Ho fatto in modo formassero muri compatti, divenuti labirinti per la mia mente e per il mio corpo. Ora mi sento impenetrabile nel mio spazio personale, libera di sbagliare e correggermi. Nessun errore è mortale. Voglio lasciarmi lontano tutte quelle voci, reali o immaginate o sul confine, che mi ripetono che non ce la farò. Posso prendermi la responsabilità della mia vita, della mia carriera accademica, delle mie scelte lavorative. Posso prendermi la responsabilità dei miei sogni. Tirando le somme, sono la sola che suda per quei sogni. Anche se sarebbe più consigliato scegliere quel dottorato, quel tirocinio assicurato rispetto ad altri 6 anni di università che Dio solo sa come pagherai. Pensaci bene, mi dicono. Pondera bene. Ho sempre ponderato, sapendo in anticipo che l’alternativa sulla quale sarebbe ricaduta la scelta sarebbe stata quella che gli altri si aspettavano da me. Sembra tanto banale ma per una volta vorrei seguire il mio cuore, pensando a me stessa e a quello che voglio fare per tutta la vita.