Densità.

I pensieri sono densi come il cielo nuvoloso di fine agosto. Non ci sono stelle, solo un’oscurità che si potrebbe affettare. Brividi di fresco mi riempono, seduta alla mia scrivania, sommersa da doveri incorrisposti, impilati materialmente sotto forma di libri. Il fresco è quello di un’estate che finalmente lascia posto all’autunno. Questa estate che per me non è esistita, è stata solo solitudine, circondata da alto granturco, fatica, stanchezza, minuti di sonno morsicati con violenza dal passare del tempo troppo veloce. Estate di crescita dolorosa, un lungo parto di una personalità più coesa. E la solitudine ne è stata la condizione necessaria. Mi capita di pensarti con nostalgia. Certe volte, quando i ricordi sono rievocati da più di un senso. Quando c’è un odore che abbiamo vissuto insieme, un momento del giorno. Penso a tutta quella felicità, a quei frammenti di anima che si sono distaccati danzando nel vento. Ci penso e, anche se non sono più innamorata di te, più ci penso più non capisco dove possano essere finiti. Come è stato possibile che tutto si sia consumato, mi stupisco, sono sbalordita. Non mi manchi tu. Mi manca il sentirmi così. Pienamente appagata. Con una esistenza talmente piena da farmi sentire di essere immortale, di non esistere in questo mondo ma da qualche altra parte, senza spazio, senza tempo. Mi guardo, certe volte mi sembra di essere autistica, l’amore lo ricordo ma non lo capisco. Mi sembra inafferrabile, mi sembra che qualcosa si sia rotto tra me e gli uomini. Sono tornate tante cose. Sono di nuovo affamata dalla bellezza del mondo, sono di nuovo comoda nel mio corpo, sono di nuovo in grado di commuovermi per le foglie che ingialliscono, per le nuvole, per il vento, per qualsiasi cosa. Mi chiedo se quella sensazione ritornerà. Se saprò incontrare qualcuno. Forse è troppo tardi per chiedersi tutte queste cose.

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La mia prima volta.

C’è silenzio intorno, la luce è spenta e il cielo si è oscurato, è cupo di pioggia. I tuoni lo oscurano anche di più, sono ancora lontani. Non mi preoccupo di nulla, il mio corpo rimane rilassato e allungato sul divano, gli occhi chiusi. Per la prima volta mi sembra di stare bene da sola. Potrei passarci la vita così, semplicemente facendo le cose che amo fare. Il mio corpo si sta ritarando. Tutte quelle paranoie sul peso, sull’aspetto, sono evaporate. Sento di vivere nuovamente in un corpo mio amico. Mi godo i sorrisi degli altri come fossero sole sul mio corpo. Sembra che anche gli altri si accorgano del mio corpo e del mio starci bene, oggi io e uno sconosciuto ci siamo scontrati in metropolitana e, ancora camminando, ci siamo voltati a guardarci e ci siamo sorrisi. Mi sto resettando, mi muovo, dormo e mangio e penso. Mi viene voglia di ballare, non c’è nessuno in casa. Mi viene voglia di uscire e starmene al sole e non mi importa di chi mi vedrà, di come mi vedrà. Ci sono io, nella cartolina di questa estate passata in solitudine, sdraiata su un prato, su una spiaggia, su una panchina, da qualsiasi parte. Ci sono io che sorrido beata alla vita. Ai cambiamenti. A me stessa.IMG-20160728-WA0021

Piove.

Piove lentamente e pesantemente sulle tegole, nella notte silenziosa. Il letto è ancora caldo. Me ne sto rannicchiata in un angolo, ad ascoltare il ritmo della pioggia, simile a quello del mio cuore. Il mio corpo ha mille segni di vita, chissà cosa racconterebbe ad uno sconosciuto. Chissà come un interprete potrebbe trasporlo in una lingua diversa, deprivandolo della sua natura originaria. Quello che importa è come lo vivo, come si lascia vivere. Le priorità pian piano si riallineano, come pianeti sfuggiti alla logica dell’universo. Lentamente il peso della mia esistenza si stabilizza nel centro del mio corpo e apre il respiro. Il petto si espande e l’aria del cambiamento scivola dentro, inconsapevole e fresca. Mi avvolgo nel lenzuolo, mi lascio scivolare nel sonno come l’acqua sulle tegole. La solitudine è la mia condizione di equilibrio. Il tempo mi appartiene. Il mio corpo mi appartiene. Sento di esserci e di avere possibilità.