Fallimento.

Me ne sto qui con il mio caffè ed è tardi. Il suo profumo intenso e accomodante si sparge per la stanza, contrastando con l’odore fresco della sera temporalesca. Dentro casa si soffoca, sono io che soffoco, boccheggio senz’aria alla ricerca dell’ispirazione necessaria per terminale l’indice ragionato della tesi. Mi accompagnano dei taralli e una bottiglia d’acqua. Intorno c’è un moderato ordine, qualche articolo e qualche penna rimangono abbandonati sulla scrivania e vorrei prendessero vita, portando avanti il lavoro al posto mio.

Vorrei solo dormire. Dormire è l’esigenza più intima di questo periodo della mia vita. Non so se per dimenticare o per rigenerare. Vorrei fosse primavera, una di quelle primavere fresche e dolci, con l’erba soffice e i primi fiori lievemente profumati, con gli uccelli che ancora timidi cantano sugli alberi. Vorrei solo chiudere gli occhi e lasciare il tempo passare sul mio viso come il sole tra le foglie appena germogliate.

Vorrei vorrei vorrei. Ho sempre scritto di quello che vorrei. Mai verbi d’azione, sempre verbi di desiderio, sospesi in quello spazio di possibilità indefinita dove non mi piace stare. Eppure l’impotenza appresa mi ci relega. Lentamente, come un animale immenso, qualche parte del mio corpo inizia a scuotersi nel tentativo di liberarsi dall’impotenza, dal passato, dai pesi, che giacciono come uccelli parassitari sulla schiena di questo immenso animale, grigio e rallentato.

Mi sono sentita un fallimento di fronte a tutti gli altri. Di fronte alla laurea, agli amici, al fidanzato degli altri. Mi sono detta che i miei sogni non valgono niente. Lo vedo sempre più che tutte queste affermazioni malefiche se ne stanno nella mia testa. Mi sembra di sentirle sempre più distaccate, se chiudo gli occhi vedo davvero pezzi di materia grigia che si staccano, rettangoli indefiniti dei miei limiti. Non hanno proprio la consistenza che dovrebbero avere ma non importa. Forse è importante si stacchino e basta. Così finalmente posso vederli da fuori e capire che non mi definiscono e che sono ben più di quei cubetti grigi e gommosi. Forse finalmente riesco ad avvicinarmi alla sensazione di completezza che deriva dal bastarsi da soli. Sembra quasi più dolce anche il caffè.

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